Come misurare la concentrazione dell'olio emulsionabile, e mantenerla corretta nel tempo: il fattore più importante per una corretta lubrificazione.

  • By saraceno riccardo
  • 02 Jul, 2017

Grazie al rifrattometro non dovrai più fare "ad occhio".

Purtroppo, molto spesso, nelle officine si assiste alla spannometria più smodata nell'ambito della gestione delle emulsioni.

Ovviamente, monitorare tutti i parametri (conducibilità, durezza, ph, concentrazione batterica ecc), ed agire di conseguenza, non è cosa da poco, specialmente quando in officina si hanno 200 cose a cui pensare.

Un parametro, invece, semplice ma vitale da misurare è la concentrazione. Come si fa a sapere se il bagno è al massimo della sua resa in termini di prestazioni se non si sa nemmeno a che percentuale si sta lavorando?

Oltretutto la concentrazione è soggetta ad oscillazione a causa del trascinamento da parte dei trucioli, evaporazione, perdite ecc.

Occorre pertanto tenere sempre sotto osservazione il livello e quando necessario ripristinarlo in modo solerte, addizionando acqua o olio, a seconda della situazione.

Alcuni oli hanno un uso molto trasversale e si prestano a differenti lavorazioni a seconda della percentuale, che dovrà aumentare in modo direttamente proporzionale alla gravosità della procedura da effettuare, o della "durezza" del materiale.

Uno strumento che ci corre in soccorso è il rifrattometro. Si presenta come un piccolo cannocchiale, ed è davvero di facile utilizzo ! Un alleato prezioso per il tornitore.

I rifrattometri sono di varia fattezza ed è sufficiente cercarne uno su Amazon per accorgersi che quest'ultimo è disponibile in centinaia di versioni diverse, ed infatti viene utilizzato per misurare la concentrazione di un grande numero di soluzioni come ad esempio l'antigelo, lo zucchero disciolto nel mosto (in viticoltura) o addirittura nel miele (in apicoltura).

Bene... rivolgetevi al vostro fornitore di olio di fiducia, sicuramente saprà fornirvi questo strumento, e se non ne è in grado beh, cambiate fornitore, perché se non vi sa venire incontro su questo, figuriamoci quando si presenterà un problema.

Una volta reperito, occorre tararlo, e per farlo è necessario effettuare la prima misurazione con acqua distillata. Prelevare poche gocce con la pompetta in dotazione e posizionarne una piccola quantità sul vetrino. A questo punto basterà direzionare lo strumento verso una fonte luminosa e girare la vite, che solitamente è posizionata al di sotto dell'impugnatura, con il piccolo cacciavite (sempre all'interno della confezione) finché il livello si posizionerà sullo zero.

Bene ! avete già finito. Un gioco da ragazzi vero?

Per effettuare la misurazione del vostro bagno lubro-refrigerante sarà necessario inserire sul vetrino una piccola quantità di fluido, prelevato direttamente dalla vasca. Se c'è dell'olio guide in superficie, o del residuo di trucciolo, cercate di pescare al di sotto del film superficiale.

A questo punto guardate dove si posiziona la linea dello strumento e moltiplicate questo numero per l'indice rifrattometrico (riportato sulla scheda tecnica dell'olio emulsionabile), il risultato sarà pari alla concentrazione in percentuale dell'olio emulsionabile.

ES. misurazione 4 x 1,5 (indice rifrattometrico) = 6%

Se la concentrazione è giusta allora tutto ok, altrimenti...

I problemi connessi al difetto di concentrazione sono:

  • scarsa lubrificazione;
  • scarso controllo batteri e funghi;
  • scarsa azione antiossidante;
  • scarsa detergenza;

I problemi connessi all’eccesso di concentrazione sono:

  • pH alto;
  • possibilità di eccessiva schiuma;
  • irritazioni a mani e naso;

Come rimediare?

Difetto:additivare subito la quantità di prodotto necessaria per portarsi alla concentrazione stabilita, prediluendolo al 10% circa procedendo come già descritto. Ad esempio se un bagno di 100 lt da usare al 3% ha dato all’analisi una concentrazione del 2% bisogna additivare Kg. 1,3 di prodotto da prediluire in un secchio con 10 lt di acqua o additivare con un miscelatore 10 lt di soluzione al 10%;

Eccesso:additivare acqua nella vasca della macchina in modo da raggiungere la concentrazione stabilita; riferendoci all’esempio precedente registrando una concentrazione del 6% (ad esempio per rilevante evaporazione acqua) additivare 50 lt di acqua con un poco di olio in emulsione.

Spero che questo breve articolo ti sia di aiuto e non esitare a contattarmi per una consulenza gratuita.

TEL. 335347823

saracenozep@libero.it

By saraceno riccardo 17 Nov, 2017
Pelle, polmoni e mucose, sono il bersaglio preferito degli oli emulsionabili.

Si calcola in particolare che le malattie cutanee professionali costituiscono dal 20 al 50% di tutte le malattie professionali.

Riporto quì di seguito un estratto dell'incontro "La sorveglianza sanitaria negli esposti a fluidi lubrorefrigeranti "  tenutasi dal Dr. Ferdinando Brandi Consulente medico Patronato INCA  - CGIL.

" La dermatite da contattto in particolare, allergica (DAC) e irritativa (DIC) , non allergica ( sono il 90% circa delle malattie cutanee professionali)- quelle da lubrorefrigeranti il 5% di tutte le dermatosi diagnosticate.

• La dermatite irritativa : influenzata non solo da composizione oli ma da caratteristiche individuali –oli sintetici i più irritanti-acqua contenuta negli oli solubili può macerare la cute –emulsionanti alcalini e i solventi possono denaturare la cheratina ed alterare lo strato idrolipidico.

• La dermatite allergica : provocata da contatto con numerosi potenziali apteni contenuti negli oli .

Mentre lo sviluppo di nebbie oleose e getti e schizzi può rendere possibile la penetrazione di goccioline (grandezza <5 micron ) nei bronchi ed alveoli causando :

  L'infiammazione delle prime vie respiratorie : laringiti,faringiti,tracheiti 

  Polmonite lipoidea e Asma

  Fibrosi polmonari"

Questo intervento non è niente di inconsueto, in quanto, le figure sanitarie più frequentemente chiamate in causa in questo ambito (medico del lavoro, dermatologo, allergologo, pneumologo ecc.) conoscono benissimo il problema, come si evince anche da questo consulto:


By saraceno riccardo 27 Oct, 2017
Tutti i tornitori e gli attrezzisti meccanici conoscono questo problema e chi ha un po' di esperienza molto probabilmente ha già iniziato a farci i conti. Sto parlando del deposito di olio guide in vasca. 

L'olio in questione, essendo più leggero dell'acqua, forma un film superficiale ermetico, che innesca la degradazione batterica dell'emulsione.
Il bagno, dura molto meno, funziona male e diventa un problema che incide sia sulla qualità della lavorazione e sui costi di smaltimento.

Questo problema, infatti, è la principale causa della putrescenza precoce delle soluzioni lubrorefrigeranti.

Se la contaminazione batterica si propaga sai benissimo cosa succede. Nell'officina inizia a propagarsi un odore pessimo, che rende malsano l'ambiente di lavoro, che può avere effetti negativi anche sulla propria salute: l’aumento di stress legato al lavorare in un ambiente poco sano può portare a diverse conseguenze come ansia generalizzata, depressione, affaticamento oltre alle già note patologie irritative/allergiche.

Prima di tutto premetto che un buon olio guide, e una buona emulsione, debbano rimanere separati. Cosa non sempre assicurata dai vari prodotti in commercio, in quanto dei prodotti molto ricchi di emulgatori, possono finire per disciogliere anche un olio non emulsionabile, forse una delle peggiori situazioni possibili. 

Addirittura alcune aziende propongono sul mercato degli oli guide, emulsionabili, così da eliminare il problema del deposito, ma questo aggira l'ostacolo, senza risolverlo e ora ti spiego il perché.

L'olio emulsionabile, e l'olio guide, hanno proprietà separate e non è possibile distinguere la loro concentrazione in vasca se ciascuno di essi ha un indice rifrattometrico diverso. (se non sai come misurare la concentrazione dell'olio clicca quì  http://www.chimicazep.it/come-misurare-la-concentrazione-dell-olio-emulsionabile-e-mantenerla-corret... ).

Oltretutto se l'olio guide "emulsionabile" continua a finire nella vasca dopo un po' l'emulsione inizierà ad essere troppo grassa, infatti con il tempo l'emulsione si alza anche molto di concentrazione, non potendo fare a meno di aggiungere oltretutto l'olio emulsionabile normale per non perdere certe proprietà, tipo la protezione e il potere refrigerante.

Quando l'emulsione diventa troppo grassa uno dei problemi maggiori è che comincia a fare fumo, con tutto quello che ne consegue (irritazione di occhi e mucose, ph alto, schiuma ecc.).

Come risolvere allora? Utilizzando il sistema più collaudato naturalmente. Il disoleatore (non quello a cinghia, poco efficace), ma quello pneumatico, che aspira la soluzione e separa l'olio guide, dall'emulsione, che viene riportata in vasca.

Abbiamo scelto di puntare su un apparecchio compatto e carrellato che può essere trasportato facilmente, da una macchina all'altra, capace di filtrare fino a 300 lt/h. Apparecchi più grossi, e fissi, potrebbero risultare un investimento troppo impegnativo, oltre ad essere anche piuttosto ingombranti e costosi.


By saraceno riccardo 07 Sep, 2017
Non è raro che l'assistenza di chi rifornisce oli emulsionabili spesso latiti, e non è raro che in azienda ci si debba arrangiare.  

Teniamo sempre presente che le emulsioni fresche (appena fatte) hanno una tendenza alla formazione di schiuma molto superiore ad emulsioni con qualche giorno di esercizio.  Ma puoi verificare miscelando un po' di olio al 5/6% in mezza bottiglietta d'acqua e agitare violentemente in modo da formare la schiuma e vedere in quanto tempo si abbatte (qualche decina di secondi), nel caso fosse persistente, quasi sicuramente il prodotto non è adatto per quel tipo d'acqua, oppure è l'acqua che non va bene per quel tipo di prodotto (puoi agire su entrambi i fronti come ti spiegherò più avanti).

Le cause che scatenano la schiuma possono essere :

- Pompe che vanno in cavitazione ( livello troppo basso) inglobando aria, oppure lavorano ad una pressione tropo alta (diminuirla!).
- Prodotto con formulazione contenente un certo tipo di emulgatori tendenti a formare schiuma quindi sconsigliato per acque dolci.
- Percentuale elevata ( verificare concentrazione considerando il fattore rifrattometrico del prodotto).
- Tracce di detergenti utilizzati abitualmente per la pulizia delle macchine utensili (utilizzare antischiuma a base siliconica)
- Dolcezza eccessiva dell'acqua ( è possibile verificare la durezza dell'acqua con un kit).

L'ultimo di questi punti naturalmente è il più delicato, considerato che molti ignorano l'acqua che utilizzano. L'acqua utilizzata per la preparazione dei bagni deve avere alcune caratteristiche di base per un buon funzionamento del bagno stesso.

Occorre anzi tutto verificare che non vengano utilizzate acque provenienti da pozzi, l'acqua di falda infatti ha una concentrazione batterica altissima, oltre ad alghe, argille, funghi ecc. Non è assolutamente una buona idea utilizzarla.

Se si utilizza come di norma, acqua di acquedotto, è importante analizzare all'inizio del bagno la durezza, così da verificare un corretto range di esercizio che dovrebbe essere tra 15° - 30 °F. Per farlo si utilizza un kit di durezza totale:

By saraceno riccardo 28 Aug, 2017
Oggi ho avuto l'occasione di collaudare questo fantastico esemplare di macchina lavapezzi ad ultrasuoni da 1000 lt di capacità presso un nostro cliente. Al momento non c'è nulla di più efficace ed avanzato per rimuovere dei residui tenaci da pezzi meccanici, altrimenti sottoposti a trattamenti con solventi, spatole e altre procedure manuali, non solo faticose ma anche estremamente lunghe.

Oltretutto con questi metodi poco ortodossi spesso ci si sottopone all'esposizione di solventi clorurati, trielina, ed altri composti attualmente ancora molto utilizzati (nonostante la normativa) e purtroppo tristemente noti per causare vari tipi di malattie gravi (tumori, problemi neurologici ecc.). Il risultato, nonostante lo sforzo, non è comunque mai ottimale ed uniforme, e i pezzi, mai completamente puliti finiscono per accumulare altro deposito e sporcizia, che sedimentandosi si incrosta, peggiorando la situazione.

La tecnologia ad ultrasuoni, permette, quando ottimamente modulata di abbreviare enormemente il processo di pulizia, riportando a nuova vita i pezzi meccanici, siano essi in inox, plastica, alluminio. La personalizzazione del macchinario, unita ad una corretta gestione della temperatura, del tipo di detergente (base acqua) e relativo protettivo assicurano un risultato assolutamente performante.

By saraceno riccardo 19 Jul, 2017

Il problema delle reazioni cutanee legate all'esposizione di sostanze chimiche in modo prolungato è un problema ricorrente.

  • Dermatiti: le dermatiti localizzate rappresentano il principale sintomo di questo problema. Si manifestano nella zona del corpo toccata dalla sostanza in questione, e possono essere caratterizzate dalla presenza di vescicole che si formano in seguito a un aumento della permeabilità dei vasi ematici dell’area del corpo interessata dallo sfogo. Assieme a questi segnali si può ricordare anche il prurito, che può essere un sintomo della disidrosi alle mani  e ad altre parti del corpo.
  • Desquamazioni: in alcuni casi si può parlare di vere e proprie desquamazioni della pelle nella zona venuta a contatto con il nichel. Questa situazione può essere accompagnata da episodi di bruciore. Le desquamazioni – e il conseguente inscurimento della pelle – costituiscono un sintomo di un contatto prolungato.

L'olio solitamente è il principale sospettato, ma esistono altri fattori (alcuni predisponenti) che possono aumentare la probabilità che si presenti questo tipo di problema (solventi, paste lavamani ecc.).

Che cos'è l'olio emulsionabile? Si definisce liquido lubrorefrigerante o ‘olio da taglio’, un liquido in grado di lubrificare e/o raffreddare l’interfaccia tra il pezzo metallico lavorato e lo strumento utilizzato per modificare la forma del metallo.  

Olio buono o non buono, produce una sensibilizzazione nelle persone predisposte. Gli allergeni sono individuali, quindi quello che causa irritazione ad uno può non causare irritazione ad un altro. 

Detto questo, dal Gennaio 2016 sono stati inseriti a livello legislativo i donatori di formaldeide all'interno dell'elenco dei composti cancerogeni (passando da composto presunto a certo). All'interno della scheda di sicurezza di un prodotto vi è l'obbligo di riportare i donatori di formaldeide, fino ad un livello dello 0,1%, sotto tale soglia potrebbero essere presenti anche in assenza di dichiarazione.

Esistono in circolazione ancora molti prodotti che contengono queste sostanze, nonostante la legislazione, che non costringe i produttori ad eliminarle, ma semplicemente li costringe ad indicare il rischio chimico con una nomenclatura più severa (cancerogeno). I formulati più recenti si avvalgono di antibatterici non donatori di formaldeide di nuova generazione, anche perché se così non fosse un bagno durerebbe nemmeno un mese prima di fare la muffa. 

Il nichel è presente invece negli oli molto ricchi di componente minerale (solitamente quelli impiegati per lavorazioni più gravose), ed è ben noto il suo potere allergenico, considerato che spesso sono note reazioni allergiche nei confronti di bigiotteria realizzata con leghe che contengono questo materiale. 

Sul mercato esistono ancora molti prodotti, che non si sono adeguati alla normativa, ma credo sia fondamentale impadronirsi dei concetti chiave per poter valutare autonomamente.  

Un buon atteggiamento è quello di selezionare prodotti che siano ipo-allergenici, e testarli per vederne la reazione. Considerate anche che un prodotto vecchio probabilmente conterrà sostanze più aggressive rispetto ad un formulato più recente, perché il progresso fortunatamente cerca proprio di migliorare questi tipi di aspetti. Esistono prodotti sul mercato che sono rimasti identici da più di 10 anni! Questo sicuramente non è indice di avanguardia tecnica e non vale il detto "GALLINA VECCHIA FA BUON BRODO". 

TUTTI I PRODOTTI DELLA LINEA ZEP NON CONTENGONO DONATORI DI FORMALDEIDE, NE' BORO, NE' CLORO, NE' ZOLFO, NE' NICHEL (tutti composti la cui esposizione potrebbero causare problemi di salute sia a livello dermatologico che polmonare e oculare).

Ma aspetta, non è finita, c'è un altro fattore che potrebbe sensibilizzare la cute.

Un aspetto sottovalutato infatti è l'utilizzo di paste lavamani aggressive... in barattolo. Esse causano microabrasioni e mettendo tutti le mani nello stesso barattolo, si ricrea un mezzo di propagazione di ogni tipo di germe o altro patogeno. 

Questa è decisamente una brutta abitudine da evitare!

Perchè utilizzi o acquisti questi prodotti? Costano poco certo, ma sai quanti problemi provocano? 

- Essendo sfuso si preleva dal secchiello un sacco di prodotto, e se ne spreca in grande quntità!

- Una volta sciacquata dalle mani finisce per intasare il lavello, essendo molto densa. 

- Rimanendo all'aria la pasta si secca, diventando ancora più dura e ruvida.


By saraceno riccardo 13 Jul, 2017

E' ormai da qualche tempo che si sono diffuse, presso le industrie metalmeccaniche, le macchine per il taglio delle lamiere che usano un raggio laser, anziché il cannello ad ossigeno. Essendo il raggio laser costituito da un sottilissimo “pennello di luce monocromatica” ad altissima energia, si ottengono, per fusione, tagli rapidi, netti e senza sbavature. Per produrre questo raggio, si usa un “generatore laser” (costituito da lampada, monocromatore, specchi, ecc.) che si scalda durante l’uso. Per raffreddare il generatore generalmente viene installato un gruppo per la termoregolazione (gruppo frigo), che utilizza acqua come fluido refrigerante. Si tratta di un circuito chiuso. Il circuito di raffreddamento, posto in genere in una sorta di armadio a fianco della macchina, è costruito utilizzando diverse metallurgie: rame, acciaio, alluminio. L’acqua contenuta è generalmente compresa tra 50÷200 litri.

PROBLEMI RICORRENTI:

Durante l’esercizio può succedere che la macchina vada in blocco. Ciò è causato dallo sporcamento dello scambiatore in cui ricircola l’acqua; la riduzione di scambio termico provoca un innalzamento della temperatura dell’acqua refrigerante, con conseguente blocco del generatore, allo scopo di proteggerlo da pericolosi surriscaldamenti. Lo sporcamente dello scambiatore può essere causato: 

• da fouling batterico, nel caso si siano utilizzate acque addolcite o demineralizzate.

 • da incrostazioni, nel caso si siano utilizzate acque non addolcite o demineralizzate, o in presenza di errato condizionamento chimico.

COSA FARE?

Premesso che i suggerimenti riportati sono finalizzati al ripristino delle originali condizioni ed al mantenimento delle migliori condizioni di esercizio, e che questi obbiettivi possono essere realizzati anche con un “percorso” diverso da quanto da me proposto, suggerisco:

PER IL RIPRISTINO

Per il ripristino, delle condizioni di flusso e di scambio, nel caso di incrostazioni, un lavaggio acido con un disincrostante delicato ed inibito che rispetti anche le leghe più delicate, facendo ricircolare, per non più di 30÷60 minuti, utilizzando la stessa pompa di ricircolo, una soluzione almeno al 5 %; Risciacquare e immettere subito il condizionante.

PER IL MANTENIMENTO SENZA RISCHIO DI GELO

Reintegrare il sistema con il condizionante chimico (antincrostante ed anticorrosivo, già additivato di biocida) specifico per le macchine taglio laser. Il prodotto si usa tal quale, a riempimento del sistema.

PER IL MANTENIMENTO CON RISCHIO DI GELO

Reintegrare il sistema il condizionante chimico specifico per le macchine taglio laser che corrono il rischio di congelamento della soluzione di raffreddamento. Il prodotto si usa tal quale, a riempimento del sistema.

n.b. Esistono additivi concentrati da addizionare in acqua, in misure variabili a seconda delle necessità. Sconsiglio personalmente questo tipo di prodotti, in quanto, nonostante un evidente risparmio espongono a rischi connessi alla qualità dell'acqua (fattore scarsamente controllabile), all'errato rapporto di diluizione, o alla formulazione non costante che risulterà. 

Giocare al piccolo chimico, su un macchinario che costa svariati milioni di euro, non paga. Conviene utilizzare un prodotto pronto uso, garantito e formulato in un ambiente di produzione con parametri standardizzati. 

Per una consulenza gratuita non esitare a contattarmi.

TEL. 335347823

saracenozep@libero.it

By saraceno riccardo 02 Jul, 2017

Purtroppo, molto spesso, nelle officine si assiste alla spannometria più smodata nell'ambito della gestione delle emulsioni.

Ovviamente, monitorare tutti i parametri (conducibilità, durezza, ph, concentrazione batterica ecc), ed agire di conseguenza, non è cosa da poco, specialmente quando in officina si hanno 200 cose a cui pensare.

Un parametro, invece, semplice ma vitale da misurare è la concentrazione. Come si fa a sapere se il bagno è al massimo della sua resa in termini di prestazioni se non si sa nemmeno a che percentuale si sta lavorando?

Oltretutto la concentrazione è soggetta ad oscillazione a causa del trascinamento da parte dei trucioli, evaporazione, perdite ecc.

Occorre pertanto tenere sempre sotto osservazione il livello e quando necessario ripristinarlo in modo solerte, addizionando acqua o olio, a seconda della situazione.

Alcuni oli hanno un uso molto trasversale e si prestano a differenti lavorazioni a seconda della percentuale, che dovrà aumentare in modo direttamente proporzionale alla gravosità della procedura da effettuare, o della "durezza" del materiale.

Uno strumento che ci corre in soccorso è il rifrattometro. Si presenta come un piccolo cannocchiale, ed è davvero di facile utilizzo ! Un alleato prezioso per il tornitore.

I rifrattometri sono di varia fattezza ed è sufficiente cercarne uno su Amazon per accorgersi che quest'ultimo è disponibile in centinaia di versioni diverse, ed infatti viene utilizzato per misurare la concentrazione di un grande numero di soluzioni come ad esempio l'antigelo, lo zucchero disciolto nel mosto (in viticoltura) o addirittura nel miele (in apicoltura).

Bene... rivolgetevi al vostro fornitore di olio di fiducia, sicuramente saprà fornirvi questo strumento, e se non ne è in grado beh, cambiate fornitore, perché se non vi sa venire incontro su questo, figuriamoci quando si presenterà un problema.

Una volta reperito, occorre tararlo, e per farlo è necessario effettuare la prima misurazione con acqua distillata. Prelevare poche gocce con la pompetta in dotazione e posizionarne una piccola quantità sul vetrino. A questo punto basterà direzionare lo strumento verso una fonte luminosa e girare la vite, che solitamente è posizionata al di sotto dell'impugnatura, con il piccolo cacciavite (sempre all'interno della confezione) finché il livello si posizionerà sullo zero.

By saraceno riccardo 22 Jun, 2017

Il settore oleodinamico è in forte espansione a livello mondiale grazie alla sua grande capacità di gestire notevoli potenze tramite componentistica di dimensioni e pesi ridotti rispetto a tecnologie alternative.

L'Italia occupa un ruolo di punta nel mercato europeo ed è tra i primi 5 produttori mondiali di componenti oleodinamici.

Nella tipica applicazione oleodinamica, la portata d'olio generata da una pompa all'interno di un circuito oleodinamico viene utilizzata per muovere un martinetto o un motore idraulico a seconda che l'effetto meccanico desiderato (forza o movimento) sia lineare o rotatorio.

Il fluido idraulico è il mezzo di trasporto dell'energia in un impianto oleodinamico. Il fluido idraulico più diffuso è quello minerale, ma ne esistono anche di tipo vegetale o sintetico.

Scegliere un buon fluido idraulico per la propria macchina è una scelta importante. Infatti, i lubrificanti che possiedono caratteristiche anticorrosive e di protezione e sono realizzati con l'utilizzo di additivi di qualità consentono di proteggere il circuito oleodinamico riducendo gli interventi di manutenzione e il rischio di guasti.

Gli unici due parametri che vengono tenuti in considerazione da un acquirente sono solitamente il prezzo e il grado ISO VG, una classificazione molto usata per gli oli industriali , ogni grado è un intervallo di diffusività cinematica  a 40 °C . Valori più alti corrispondono a viscosità più elevate.

Peccato che un olio di scarsa qualità, di base magari rigenerata, avrà un ISO VG poco stabile al variare della temperatura (anche pochi gradi). Quindi è sempre importante capire che cosa si sta acquistando e non confondere MELE con PERE.

Oli idraulici "poveri" possono causare corrosione, schiuma o otturazione dei filtri (causata dallo zinco che viene utilizzato come additivo).

Personalmente consiglio sempre di acquistare un OLIO PREMIUM QUALITY, cioè ad ALTO INDICE DI VISCOSITA'. I soldi risparmiati, acquistando un olio a buon mercato, saranno di magra consolazione quando occorrerà effettuare interventi di manutenzione frequenti o avere a che fare con perdite continue (anche pericolose per il rischio di scivolamento).

OLIO AD ALTO INDICE DI VISCOSITA', VANTAGGI:

-Buona stabilità agli sforzi. Mantiene le caratteristiche di viscosità per lunghi periodi di tempo

-Basso punto di scorrimento che garantisce una buona fluidità a bassa temperatura

-Elevate prestazioni e un funzionamento affidabile che deriva dal rapido rilascio di aria, ottimo controllo dello schiumeggiamento, del rilascio di aria e dell'acqua.

-Eccezionale protezione dalla corrosione che riduce l'effetto negativo della umidità dei componenti dei sistemi

-Buona stabilità termico ossidativa che riduce i depositi e migliora le prestazioni delle valvole.

L'olio è un bene prezioso ed è importante prolungare la sua vita il più possibile (lo dico a mio discapito considerato che lo vendo) ed è possibile recuperarlo da macchine "ferme" o in manutenzione, filtrarlo, e riutilizzarlo.

A titolo di esempio, la  silice, presente nell’ambiente nella forma di sabbia o polvere, il  metallo brillante originate dall’usura interna al sistema, la  ruggine e le  fibre generate da carta e stracci di pulizia in ambiente industriale, possono inquinare il fluido e alterarne le caratteristiche.

L’effetto deleterio degli agenti contaminanti solidi è rappresentato essenzialmente dall’ usura da abrasione, che logora i componenti e produce, in un effetto a catena, altre particelle contaminanti.

Un altro agente contaminante è l’ acqua, che può comparire all’interno del circuito idraulico in ambienti soggetti a forti sbalzi termici o causa di rotture di impianti di raffreddamento a liquido presenti nell’impianto.

La soluzione è un'unità mobile di travaso e filtraggio che si propone come attrezzatura ideale per decontaminare l’olio da particelle inquinanti. Dotato di pompa volumetrica, a funzionamento continuo, che aspira il fluido inviandolo ad un filtro a cartuccia ad alta capacità filtrante. Manometro per il controllo dell’intasamento del filtro. Supporto carrellato. Rumorosità minore di 70 dB. Filtro a cartuccia intercambiabile con testata. Viene fornita di serie una cartuccia di ricambio.

Per una consulenza gratuita non esitare a contattarmi.

Dott. Riccardo Saraceno

TEL. 335347823

saracenozep@libero.it


By saraceno riccardo 10 Jun, 2017
Al contrario di quanto si pensi l'acciaio inox, non è esente da ossidazione, e capita spesso che durante lo stoccaggio, specialmente se è presente ossidazione o sporco di varia natura si verifichi il fenomeno del pitting.

È una forma di corrosione localizzata di geometria variabile (crateri, caverne, punte di spillo ecc.) e dimensioni molto piccole (0.1 ÷ 2 mm). Attacco modesto in termini di perdita di massa, ma molto insidioso in quanto si sviluppa in profondità. Le condizioni per avere attacco per pitting sono: - materiale a comportamento attivo-passivo - presenza di cloruri (industria alimentare) - blando ambiente ossidante (ambiente tipico: acqua di mare).

Si distinguono due fasi: innesco e propagazione. Nella fase di innesco si ha un indebolimento da parte dei cloruri dello strato passivo del metallo, nei punti in cui il film è più debole a causa di difetti, bordi di grano, bande di scorrimento, inclusioni. Nei punti dove il film passivo si è rotto, parte la reazione di corrosione, mentre all'esterno del pit, dove il film è intatto, si manifesta la reazione catodica. 

By saraceno riccardo 10 Apr, 2017
La pulizia dei pezzi meccanici rappresenta un grande problema per le officine in quanto lo sporco carbonioso, il grasso sedimentato e la polvere si mischiano formando un deposito tenace e molto difficile da rimuovere. Alcuni componenti oltretutto sono delicati e l'utilizzo di detergenti o solventi troppo aggressivi potrebbero finire per danneggiarli.

Solitamente è usuale utilizzare vasche lavapezzi che utilizzano solventi, che, oltre che pericolosi ed infiammabili, vanno smaltiti correttamente e sostituiti spesso per mantenere la performance inalterata.

Per risolvere questo problema solitamente consigliamo BIOPOWER SYSTEM , ma esistono casi nei quali è possibile sfruttare un altro tipo di macchinario per velocizzare al MASSIMO l'operazione di lavaggio, che può essere ultimata in 1/2 minuti.

La pulizia dei pezzi non è mai stata così veloce ed efficace. Con la macchina lavapezzi HIGH PRESSURE (versione potenziata della TORRENT), è possibile pulire il 90% dei pezzi in un solo minuto. Ormai pulire i pezzi con vasca, pennello e solvente fa parte del passato. Paragonato ad una vasca lavapezzi con solvente, HIGH PRESSURE è più veloce ed assicura prestazioni di pulizia superiori.

L'obiezione più comune e anche quella più giusta riguarda l'azione ossidante dell'acqua, che come sempre in questi casi (come ad esempio con le macchine ad ultrasuoni o a cestello rotante) viene risolto attraverso l'utilizzo di speciali additivi anticorrosivi, individuati di volta in volta in base al materiale da pulire.

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